Il Santo – FEDERICO SIRIANNI in CONCERTO

Domenica 9 luglio alle ore 21:00 sul palco degli Emergency Days Ferrara, Federico Sirianni presenterà il suo ultimo album: IL SANTO.

“Benedetta sia la gentilezza, benedetto lo stupore, benedetta sia la verità se la verità è dolore, benedetto sia l’incanto, benedetta l’espiazione, benedetta la complicità che unisce le persone”.

E’ con questa benedizione laica che Federico Sirianni, cantautore che nasce a Genova nel 1968 ma sceglie Torino come città in cui vivere, ci parla de Il Santo, il suo ultimo lavoro discografico uscito nel 2016, un lavoro prezioso e maturo che ci mostra quanto il cantautore genovese sia davvero ormai una realtà consolidata nel panorama della canzone d’autore italiana.

Quanto abbiamo bisogno, in questi tempi confusi, di un Santo? Proprio con la maiuscola, e non di un motivo qualunque, ma del motivo per vivere, o sopravvivere? A chi rivolgerci per cercarlo e trovarlo? Dobbiamo davvero affidarci al trascendente, o negare tutto, oppure c`è una terza via? Quella che indica un percorso faticoso, accidentato, imperfetto e provvisorio, ma che scompone la vita in minuti dettagli, per impreziosirli, valorizzarli, farseli amici?

Sirianni, che nella sua esistenza di artista ha collezionato tutti i premi possibili (Premio Tenco come miglior esordiente, Premio della Critica al Musicultura di Recanati, Premio Bindi e Premio Lunezia Doc), propone un viaggio, prevalentemente notturno e inquieto, nel nostro mondo, da parte di un musicista e un uomo che, a un paio d’anni dalla fatidica mezza età, in una corsa senza più nessun traguardo da raggiungere, si interroga sul tempo che passa, su questo tempo sbandato, sui rapporti umani, sui problemi della nostra attualità, filtrati con uno sguardo acuto e sensibile, in continua ricerca di una ragione per credere, nonostante tutto, nel futuro, che scaturisca da una giovane bocca o da una figlia assopita, da una stretta di mano fra amici o dalla compassione per chi soffre.

C’è qualcosa di Santo, comunque, nel vivere e sopravvivere, e cantare il passaggio dei mesi o la vita di una città marginale (come in Santa Maria dei mesi, o in L’ultimo blues dell’umanità, dylaniato, sofferto e segnato dalle parole di Cesare Pavese), o camminare in punta di piedi su amori sbocciati come fiori selvatici per resistere all’inferno quotidiano (come in Dove, o in L’amore in fondo); c’è qualcosa di laicamente sacro, comunque, nello scegliere affettuosamente le parole per raccontare tutto questo, e nel curare con attenzione i suoni, individuando con esattezza gli strumenti con cui esprimerli.

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